Ora Fo «benedica» De Giorgi: è lui il suo figlio spirituale
Eugenio de’Giorgi – dotato a sua volta di schietta comunicatività, nutrito della sua passione per la commedia dell’arte, attento al suo grande modello ma senza abbassarsi alla fotocopia – mi è parso davvero l’erede di Fo, per non dire il suo figlio spirituale. Dia dunque il Nobel la sua benedizione all’erede: la merita. come merita una lunga tournée.
«Il Giorno», Ugo Ronfani
De’ Giorgi vince la sfida con la Tigre
Il teatro di Fo vive anche senza Fo. Così non c’è da meravigliarsi che Eugenio De’Giorgi proponga, guidato dalla regia sapientemente attenta ai tempi comici di Vito Molinari, Storia della Tigre e altre Storie, piccoli classici in grammelot. De’Giorgi è bravissimo nell’arrampicarsi lungo gli spericolati galoppi recitativi, nel perdersi in allusivi borbottii, nel ricercare l’assurdo e il grottesco in una didascalicità che nasce dalla nostra tradizione teatrale e che si muove tra “giullarata” e Commedia dell’Arte
«Il Corriere della Sera», Magda Poli
De’ Giorgi recita Fo con onestà
Sfidando la difficoltà di arduo confronto, Eugenio de’Giorgi ha rimesso in scena due di questi monologhi, Storia della Tigre e altre Storie e il primo miracolo di Gesù bambino e ne ha estratto uno spettacolo godibilissimo, capace di non far rimpiangere l’impagabile originale. Bravo de’Giorgi, in scena da solo, onesto e intelligente cantastorie che ben appreso la lezione del maestro Fo.
«La Repubblica», Sara Chiappori
I testi di Dario Fo riproposti dal bravissimo de’ Giorgi
Tutto ricorda Fo di venticinque anni fa, soprattutto l’estrema bravura mnemonica dell’attore Eugenio de’Giorgi, che tiene banco da solo sul palco, parla, parla in continuazione con velocità e tensione eccezionale. Le naturali doti di de’ Giorgi di mimo, giullare, narratore, danno così nuova voce e corpo ai due testi dell’istrionico premio Nobel.
«Il Giornale», Valentina Fontana
Ruggisce ancora la Tigre di Fo
Spassosissimo, lo spettacolo, tutto d’un fiato, esige un interprete generoso. Come è Eugenio de’Giorgi, che non molla nemmeno per una frazione di secondo la presa del pubblico. Potendo contare solo sulle sue forze, organizzate e dirette ad arte da Molinari, che massimizza la resa dell’attore nel rigore di un’interpretazione consona all’opera e insieme autonoma dal suo autore.
«La Prealpina», Anna Ceravolo