IL RUOLO DEL GIULLARE NEL TEATRO CONTEMPORANEO
Corso di Teatro tenuto da: Eugenio de’Giorgi
Dall’ 8 febbraio al 21 giugno 2011
A fine corso sarà allestito lo spettacolo: LA SCUOLA DEI BUFFONI
Luogo: Beth Shlomò – Via Ugo Foscolo, 3 (Galleria Vitt. Emanuele) Scala 8 – 2° piano – citofono: 2020
Giorno: Martedì – dalle 20.00 alle 22.00 (20 incontri)
IL CORSO
La Commedia dell’Arte è la valorizzazione delle componenti fondamentali dell’evento scenico: il corpo dell’attore, il gesto, il ritmo dell’azione.La conoscenza della Commedia dell’Arte è di importante valore formativo per l’attore e di assoluto riferimento per lo studio dell’arte teatrale. Il lavoro partirà da alcuni cenni sulla storia della Commedia dell’Arte, i cui temi predominanti sono l’uso dei canovacci e dell’improvvisazione, per arrivare allo studio fisico/vocale dei personaggi più noti: Zanni, Arlecchino, Pantalone, Brighella, Colombina, Dottore, Capitano. Dopo avere appreso gli elementi base, inizierà lo studio personale sull’attore, la ricerca del proprio “giullare” inteso come affabulatore/cantastorie. Una particolare attenzione sarà data alla parte vocale attraverso lo studio del “grammelot”, mezzo straordinario e universale di comunicazione, che ha superarto le barriere della traduzione. In questa seconda fase l’allievo studierà su brani di Dario Fo, maestro “giullare” del nostro tempo.
IL PROGETTO
Oggi più che mai il teatro deve parlare un linguaggio internazionale, deve superare la barriera della traduzione. E’ già successo nel passato con la Commedia dell’Arte, Dario Fo ha portato avanti e sviluppato questa tradizione teatrale italiana ed ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, il mio percorso continua proprio da qui.
Spesso la Commedia dell’Arte è vista come un fenomeno antico, del passato, che non ha niente a che vedere con il teatro moderno, contemporaneo. E’ vero, se penso alle “solite” scene tra Arlecchino e Pantalone, i soliti “lazzi”, mi viene anche a me il mal di pancia. Oggi non ha senso studiare questo fenomeno teatrale, se non si ha l’idea e la volontà di farla rivivere, e non solo di rappresentarla come reperto storico. La sua funzione è svilita e ridotta a teatro di “nicchia”, che vuol dire di fatto, che non interessa a nessuno. La Commedia dell’Arte è in realtà un mezzo straordinario per apprendere quella tecnica che ci permette di raccontare il quotidiano con la leggerezza e l’acutezza che ha il popolo, la gente semplice. Il cinema in questo ha fatto scuola. Il più grande innovatore è stato proprio Charlie Chaplin che ha portato sugli schermi un personaggio, “Charlot” che per carattere e condizione sociale è assolutamente uno Zanni. Perché piace e ha successo? Perché rappresenta la massa, il debole che spesso si prende gioco dei potenti. Questo deve essere lo spunto per andare avanti. La maschera oggi è uno strumento per imparare le regole, ma non è necessaria o indispensabile per fare capire chi è il personaggio che sta parlando sulla scena. Il linguaggio è il corpo e la voce, la musica della parola.
Ho sempre amato la musica, ma non ho mai imparato a suonare uno strumento. Questa mia passione nasce soprattutto dal suo linguaggio universale, che si tratti di musica Classica, Jazz, Rock, Rap, non importa, il suo linguaggio raggiunge tutti i continenti senza bisogno di traduzione, questo suo aspetto mi affascina, da sempre.
Quando mi sono avvicinato al teatro ho sentito subito questa necessità, che non era solo il desiderio di comunicare, raccontare attraverso la parola, ma ho sempre cercato un modo universale che si potesse avvicinare alla musica. Lo studio della voce mi ha accompagnato in questo percorso che è diventato negli anni il mio strumento fondamentale per insegnare un metodo indispensabile e utile per l’attore da un lato e uno stile teatrale che diverte e incuriosisce lo spettatore dall’altro: il “Grammelot”.