Spettacoli

di Eugenio de’ Giorgi e Stefano Simone Pintor

Con Eugenio de’ Giorgi

Giocato da Stefano Simone Pintor


In un passo del suo libro d’esordio La genesi spiegata da mia figlia, Haim Baharier racconta di un momento della sua educazione presso il maestro Lèon Askenazi che è illuminante nella sua semplicità. Il maestro insegna all’allievo che l’ebraico, facendo parte delle lingue povere, manca a volte di termini importanti, come per esempio il termine ‘storia’.

Questa parola viene sostituita […] con la parola toledòt, “generazioni”, nel senso più biologico che ci sia: far nascere, donare la vita.

E aggiunge:

La storia della mia identità, quella ebraica, è in fondo, solo una storia di pentole e pannolini. Di sostentamento e generazioni.

È da questo spunto semplice, quasi di ordinaria amministrazione per situazione e contenuti, che siamo voluti partire per lo sviluppo di questo spettacolo. Attraverso i messaggi del nostro maestro, abbiam dato vita a testi giocosi e serissimi al tempo stesso, con al centro tre episodi biblici noti (Caino e Abele, La torre di Babele e Davide e Golia), ma raccontati sotto un diverso punto di vista: quello di chi come noi è nato dopo migliaia di generazioni, dopo migliaia di pentole e pannolini, ma che ancora oggi, nell’epoca dei mass media e di Internet, vive le stesse identiche dinamiche di allora. Quasi che il mondo, con la benedizione ultima dello Shabbàt donata da Dio al termine della creazione, si fosse fermato, si fosse bloccato in una dimensione di animatissima immobilità.

Il mondo di appartenenza di questi protagonisti è dunque il nostro, quello della nostra contemporaneità, ma tutto è immutato. Cambiano i dettagli e le circostanze forse. Non a caso incontreremo di volta in volta ambienti diversi come quello famigliare odierno, o il lavoro in azienda, l’università, il mondo finanziario occidentale e la borsa, fino ad arrivare allo sport con il suo tifo idolatrico. Ma ciò che sicuramente non cambiano sono le storie di fondo, le gioie e i dolori, le passioni e i conflitti, e così via.

Tre storie insomma: con un solo attore e decine di personaggi, per raccontare ancora una volta la Bibbia, ma nella sua versione 2.0. Per raccontarla cioè con uno sguardo sull’oggi, nel tentativo di recuperare quell’elemento popolare e istruttivo che aveva il teatro secoli fa, quando sopravviveva raccontando proprio di queste storie…

E certo, con un fil rouge che sottende tutte e tre queste vicende. Quasi un’unica certezza nel mare di parole che si possono spendere su questi argomenti: quella che il nostro è certamente un mondo dove Dio ha scelto di non esserci, di ritirarsi. Un mondo ateo…

Stefano Simone Pintor

Squarzamutande

drammaturgia e regia di Eugenio de’Giorgi

con Eugenio de’Giorgi, Francesca Giorgi, Davide Lenisa, Nicole Sartirani

Parlare di Commedia dell’Arte, per me, significa parlare di “radici” e di “ali”: si tratta, infatti, di un genere teatrale che affonda le proprie origini nella tradizione del nostro passato ma che, al tempo stesso, può slanciarsi verso il futuro aggiornando il proprio linguaggio all’oggi. La mia idea di modernità della Commedia dell’Arte è proprio questa: riuscire a parlare all’uomo contemporaneo utilizzando le regole dei caratteri, dei tipi, del giochi di linguaggio di un tempo lontano.

Ogni spettacolo è frutto di una ricerca necessaria. Nel caso di Frotole e Stamboti alla bergamasca la mia ricerca si è sviluppata a 360°, un vero viaggio all’interno del linguaggio e dei personaggi della Commedia dell’Arte, appartenenti al periodo storico e letterario compreso tra il 1400 e il 1500.

Gli antichi strambotti e le antiche frottole sono i testi alla base dello spettacolo; si tratta di componimenti poetici di origine popolare, molto diffusi soprattutto nell’Italia Settentrionale: barzellette, motti e pensieri, storie divertenti di argomento amoroso, scambi di battute, spesso volgari, che descrivono un’azione precisa e limitata nel tempo, ma senza una vera drammaturgia. Vi ho ritrovato la satira dei costumi e la bellezza del dialetto umile e schietto ma in rima, predisposto per essere musicato.

Attorno all’ossatura esile delle frottole e degli strambotti ho costruito l’azione, la storia, il viaggio dei comici: Zanni il bergamasco, il Dottore bolognese, Ruzante pavano e Lazarina bergamasca, quattro personaggi per una storia di povertà e speranza, esigenze di vita e d’amore.

Ho eliminato la maschera dal volto dei protagonisti, che così, immediatamente, rispettando comunque il testo originario, diventano veri, acquistano maggior naturalezza. Sullo sfondo della scena, invece, si muove continuamente un gruppo di Zanni mascherati: le loro danze e i loro movimenti mimici formano una scenografia vivente per la storia e fungono a volte da raccordo narrativo delle scene, senza mai interagire con i quattro caratteri principali.

I personaggi della Commedia dell’Arte non hanno l’approfondimento psicologico vertiginoso dei personaggi di Pirandello, di Pinter o di Ibsen, non si pongono troppe domande: agiscono, amano, lottano istintivamente, vivono secondo le emozioni e i segnali ricevuti dalla strada. Sono animali che vivono in branco nonostante la loro diversa natura.

La scelta del jazz per accompagnare questi componimenti antichi che, come ho detto, sono già predisposti alla musicalità, è una scelta personale: il jazz è un genere che ritengo senza tempo e che si abbina bene alla Commedia dell’Arte, perchè ambedue sono basate sullo stesso principio dell’improvvisazione.  Canzoni e ballate saranno presenti nello spettacolo. La musicalità dei suoni si abbina, così, alla musicalità e ai ritmi dei gesti dei personaggi in scena.

In Frotole e Stramboti alla bergamasca il protagonista, Ruzante, personaggio a metà tra la maschera del Capitano e lo Zanni, compie un viaggio verso una meta sconosciuta, come continua a ripetere ai suoi compagni di avventure che lo seguono per “fame”; mentre lo Zanni, bravo lavoratore, si accaserà con la sua Lazarina, prostituta incontrata lungo la strada, il Dottore, avvocato logorroico, spiantato e senza casa, riprenderà il suo viaggio.

Ruzante, capitano abbandonato, resterà solo con la sua inseparabile bicicletta, il suo cavallo di ferro, che rappresenta per lui la corsa, la velocità, la possibilità di andare, fuggire da tutto e da tutti. Nella sua solitudine, alla fine, Ruzante ha un momento di intima riflessione: attraverso il celebre monologo di Amleto, “Essere o non essere”, rivisto in una veste dialettale, metterà in gioco la sua natura, la sua vita, il suo futuro. E il suo viaggio continuerà, senza una effettiva meta.

I temi forti, i racconti grotteschi e le parole basse e popolaresche, anche le più volgari, sono molto addolcite dall’atmosfera di lieve comicità surreale che circonda la storia, in modo che anche le tematiche più cupe e grasse assumono il gusto agrodolce del gioco della vita e consentono di abbandonarsi, per un po’, alla seducente malinconia di suoni provenienti dal nostro passato.

Eugenio De’ Giorgi

da Dario Fo e Eugenio de’Giorgi

con Eugenio de’Giorgi

drammaturgia e regia Stefano Simone Pintor

“Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”

Michelangelo Merisi da Caravaggio

Per ricordare Michelangelo Merisi da Caravaggio, la sua importanza fondamentale nella storia dell’arte italiana e mondiale, abbiamo scelto di farlo attraverso il teatro, usando la forma spettacolare a celebrazione non solo della sua rivoluzionaria opera – resa tanto teatrale nell’espressione dei soggetti e delle atmosfere descritte da un’incessante ricerca sull’illuminazione e sulla plasticità delle figure – ma anche di una vita vissuta sempre all’estremo, dove l’elemento spettacolare sembrava sempre fondersi con il quotidiano.

Per farlo, lo assoceremo a un altro grande rivoluzionario della scena artistica milanese e internazionale: Dario Fo, già autore di una lezione spettacolo incentrata su Caravaggio, ma anche e soprattutto autore di brani che, proprio come fece quest’ultimo, dalla materia biblica traggono larghissimo spunto. Attraverso testi come La resurrezione di Lazzaro e Abramo e Isacco ci porremo il duplice obiettivo di raccontare tanto l’episodio biblico ispiratore, quanto di rievocare l’atmosfera del relativo quadro caravaggesco (di volta in volta presentato o ricreato sulla scena), e di evidenziarne così, attraverso la presenza fisica dell’attore costitutrice di una terza dimensione al di fuori della tela, i dettagli e i significati più nascosti, l’essenza ultima. A completare questa ricerca, aggiungiamo anche gli interventi in grammelot dello stesso de’ Giorgi, che analizzeranno in chiave popolare la vita e le ultime opere del pittore. Cercheremo di creare, dunque, uno spettacolo insieme istruttivo e giocoso, nel tentativo di far rinascere miracolosamente attraverso la scena e l’analisi della tela, tutta l’energia del genio del Merisi. Nella speranza che, per dirla con Fo, «ve piàsano i miracoli»…

di e con Eugenio de’Giorgi

regia di Stefano Simone Pintor

Venerdì 17 Settembre ore 21.00
Casa natale Pio XI – DESIO (MB)

PRIMA ASSOLUTA - ingresso libero

Achille Ratti, futuro Papa Pio XI, è a torto uno dei Papi meno noti del XX secolo. Vive il suo pontificato proprio a cavallo del fascismo e del nazismo. E’ il papa scalatore che inaugura nuove vie sul Monte Rosa, il papa delle missioni, delle 30 encicliche. Grande studioso, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sancisce la nascita dello Stato Vaticano e dei Patti Lateranensi. Durissimo nei confronti di Mussolini e Hitler.

Una vita intensa, appassionata e profonda, viene raccontata secondo i canoni del teatro popolare. I personaggi e le diverse vicende sono giocate con la tecnica del teatro dell’arte. L’unico attore in scena descrive con ironia e comicità, senza dimenticare il momento tragico del nostro paese, un capitolo indimenticabile della nostra storia.


Achille Ratti, futuro Papa Pio XI, è a torto uno dei Papi meno noti del XX secolo. Vive il suo pontificato proprio a cavallo del fascismo e del nazismo. E’ il papa scalatore che inaugura nuove vie sul Monte Rosa, il papa delle missioni, delle 30 encicliche. Grande studioso, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sancisce la nascita dello Stato Vaticano e dei Patti Lateranensi. Durissimo nei confronti di Mussolini e Hitler.
Una vita intensa, appassionata e profonda, viene raccontata secondo i canoni del teatro popolare. I personaggi e le diverse vicende sono giocate con la tecnica del teatro dell’arte. L’unico attore in scena descrive con ironia e comicità, senza dimenticare il momento tragico del nostro paese, un capitolo indimenticabile della nostra storia.

con Eugenio de’Giorgi e gli allievi del laboratorio di Commedia dell’Arte

FACE a FACE

dal 21 al 28 Marzo 2010

TEATRO FRANCO PARENTI – Milano

di e con Eugenio de’ Giorgi

previsionimeteo_locandina“Previsioni Meteo: Diluvio Universale
The rise and fall of Gianpy”, ovvero ascesa e caduta di Gianpiero Fiorani – ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi – è il primo testo teatrale che si occupa di scalate finanziarie.
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con Eugenio de’ Giorgi
testo e regia di Haim Baharier
con la collaborazione di Alberto Ungari

chisimbarca_locandinaÈ ben vero: l’arte non ha ricetto…
Perché l’arca allora? Cerchi l’effetto?
…Rispondo: occorre entrar dentro al concetto!

Eugenio De’ Giorgi, camaleontico affabulatore, intuisce la sfida del testo di Haim Baharier: infrangere il muro tra lettore e testo biblico, tra spettatore e spettacolo, per muovere il pubblico ad una presa di coscienza responsabile. Che ciascuno, dentro all’arca, si senta in fondo uno scampato al diluvio con una missione da compiere nel nuovo mondo.
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di e con Eugenio de’ Giorgi

angeloroncalli_locandinaNello spettacolo, che ha forma di monologo, Eugenio de’ Giorgi presenta la figura di Angelo Roncalli, raccontando non solo del “Papa buono”, ma soprattutto dell’uomo che ha rinnovato la Chiesa per renderla più santa e quindi più pronta ad annunciare il Vangelo ai contemporanei.
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di e con Eugenio de’Giorgi
regia di Massimo Navone
scene di Emanuele Luzzati e Roberto Rebaudengo

monolocalezonaghetto_locandinaAll’interno di una pittoresca Venezia del Cinquecento nata dalla fantasia di Emanuele Luzzati, fra giochi verbali e metamorfosi improvvise, Eugenio de’ Giorgi, nel ruolo di affabulatore-cantastorie, accompagna gli spettatori alla scoperta delle avventure ora tristi, ora comiche, ora grottesche di alcuni personaggi legati alla storia del Ghetto di Venezia: dal frate domenicano Tommaso Torquemada, responsabile della cacciata degli ebrei dalla Spagna, al marrano Giuseppe Francoso, che a causa della sua vita indigente e precaria si fece battezzare quattro volte, da Leone da Modena, il più famoso e discusso rabbino veneziano, alla poetessa Sara Copio Sullam, detta “la bella ebrea”, al profeta Nathan di Gaza, che a Venezia si spacciò per il falso Messia Shabbataizvi.
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di e con Eugenio de’ Giorgi

Italia e cucina. Binomio scontato, ma assolutamente veritiero. Nei miei studi, legati in particolar modo al mondo veneziano e di conseguenza al teatro di Carlo Goldoni, non potevo non scontrarmi, o incontrarmi, con la cucina, così presente nelle sue commedie.
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