con Eugenio de’ Giorgi
testo e regia di Haim Baharier
con la collaborazione di Alberto Ungari
È ben vero: l’arte non ha ricetto…
Perché l’arca allora? Cerchi l’effetto?
…Rispondo: occorre entrar dentro al concetto!
Eugenio De’ Giorgi, camaleontico affabulatore, intuisce la sfida del testo di Haim Baharier: infrangere il muro tra lettore e testo biblico, tra spettatore e spettacolo, per muovere il pubblico ad una presa di coscienza responsabile. Che ciascuno, dentro all’arca, si senta in fondo uno scampato al diluvio con una missione da compiere nel nuovo mondo.Eugenio De’ Giorgi è Noè, il predestinato, è Sem, Iafet, Ham, i figli di Noè… dà corpo e voce all’umanità essenziale dell’arca. La posta, lo si intuisce presto, non è solo genetica, ovvero salvare l’umanità e le specie animali. Cosa salva veramente l’arca? Rimane una certezza: l’umorismo e l’ironia amara non affondano nel brodo nero del diluvio. Forse saranno proprio l’umorismo e l’ironia a permettere all’arca di galleggiare.
Lo spettacolo ha debuttato a Venezia il 25 maggio 2008, nella giornata inaugurale del “Festival dell’Arca”; per l’occasione, è stata allestita in Campo del Ghetto Nuovo un’arca di legno che, oltre ad essere scenografia dello spettacolo è diventata teatro.



