Squarzamutande

drammaturgia e regia di Eugenio de’Giorgi

con Eugenio de’Giorgi, Francesca Giorgi, Davide Lenisa, Nicole Sartirani

Parlare di Commedia dell’Arte, per me, significa parlare di “radici” e di “ali”: si tratta, infatti, di un genere teatrale che affonda le proprie origini nella tradizione del nostro passato ma che, al tempo stesso, può slanciarsi verso il futuro aggiornando il proprio linguaggio all’oggi. La mia idea di modernità della Commedia dell’Arte è proprio questa: riuscire a parlare all’uomo contemporaneo utilizzando le regole dei caratteri, dei tipi, del giochi di linguaggio di un tempo lontano.

Ogni spettacolo è frutto di una ricerca necessaria. Nel caso di Frotole e Stamboti alla bergamasca la mia ricerca si è sviluppata a 360°, un vero viaggio all’interno del linguaggio e dei personaggi della Commedia dell’Arte, appartenenti al periodo storico e letterario compreso tra il 1400 e il 1500.

Gli antichi strambotti e le antiche frottole sono i testi alla base dello spettacolo; si tratta di componimenti poetici di origine popolare, molto diffusi soprattutto nell’Italia Settentrionale: barzellette, motti e pensieri, storie divertenti di argomento amoroso, scambi di battute, spesso volgari, che descrivono un’azione precisa e limitata nel tempo, ma senza una vera drammaturgia. Vi ho ritrovato la satira dei costumi e la bellezza del dialetto umile e schietto ma in rima, predisposto per essere musicato.

Attorno all’ossatura esile delle frottole e degli strambotti ho costruito l’azione, la storia, il viaggio dei comici: Zanni il bergamasco, il Dottore bolognese, Ruzante pavano e Lazarina bergamasca, quattro personaggi per una storia di povertà e speranza, esigenze di vita e d’amore.

Ho eliminato la maschera dal volto dei protagonisti, che così, immediatamente, rispettando comunque il testo originario, diventano veri, acquistano maggior naturalezza. Sullo sfondo della scena, invece, si muove continuamente un gruppo di Zanni mascherati: le loro danze e i loro movimenti mimici formano una scenografia vivente per la storia e fungono a volte da raccordo narrativo delle scene, senza mai interagire con i quattro caratteri principali.

I personaggi della Commedia dell’Arte non hanno l’approfondimento psicologico vertiginoso dei personaggi di Pirandello, di Pinter o di Ibsen, non si pongono troppe domande: agiscono, amano, lottano istintivamente, vivono secondo le emozioni e i segnali ricevuti dalla strada. Sono animali che vivono in branco nonostante la loro diversa natura.

La scelta del jazz per accompagnare questi componimenti antichi che, come ho detto, sono già predisposti alla musicalità, è una scelta personale: il jazz è un genere che ritengo senza tempo e che si abbina bene alla Commedia dell’Arte, perchè ambedue sono basate sullo stesso principio dell’improvvisazione.  Canzoni e ballate saranno presenti nello spettacolo. La musicalità dei suoni si abbina, così, alla musicalità e ai ritmi dei gesti dei personaggi in scena.

In Frotole e Stramboti alla bergamasca il protagonista, Ruzante, personaggio a metà tra la maschera del Capitano e lo Zanni, compie un viaggio verso una meta sconosciuta, come continua a ripetere ai suoi compagni di avventure che lo seguono per “fame”; mentre lo Zanni, bravo lavoratore, si accaserà con la sua Lazarina, prostituta incontrata lungo la strada, il Dottore, avvocato logorroico, spiantato e senza casa, riprenderà il suo viaggio.

Ruzante, capitano abbandonato, resterà solo con la sua inseparabile bicicletta, il suo cavallo di ferro, che rappresenta per lui la corsa, la velocità, la possibilità di andare, fuggire da tutto e da tutti. Nella sua solitudine, alla fine, Ruzante ha un momento di intima riflessione: attraverso il celebre monologo di Amleto, “Essere o non essere”, rivisto in una veste dialettale, metterà in gioco la sua natura, la sua vita, il suo futuro. E il suo viaggio continuerà, senza una effettiva meta.

I temi forti, i racconti grotteschi e le parole basse e popolaresche, anche le più volgari, sono molto addolcite dall’atmosfera di lieve comicità surreale che circonda la storia, in modo che anche le tematiche più cupe e grasse assumono il gusto agrodolce del gioco della vita e consentono di abbandonarsi, per un po’, alla seducente malinconia di suoni provenienti dal nostro passato.

Eugenio De’ Giorgi